Possibilissimo, ammetto di non aver letto tutte le 3 pagine del topic, ma nei primi messaggi non ho capito la zona climatica, per il resto, sicuramente da me ho temperature ben più miti, ma, potrei anche scommettere, un tasso di umidità ben più elevato, il che forse è pure peggio del freddo.
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Inviato: Gio 11 Set 2025, 14:36 Oggetto:
Pino15 Gio 11 Set 2025, 14:36
Confermo Gianna.
Le condizioni climatiche della zona collinare del Lecchese sono piuttosto differenti rispetto a quelle del litorale Ligure. Negli ultimi anni, è vero che gli inverni sono meno rigidi, tuttavia non mancano episodi di gelo con temperature che scendono fino a -5/-7°C e un numero di ore sotto lo zero che, ogni inverno, può variare tra 130 e 200.
In ogni caso, condivido la tua impressione che l’umidità abbia un impatto maggiore rispetto alle sole temperature minime invernali. Nella mia breve esperienza diretta con l'aiuola, le maggiori criticità si sono verificate proprio nelle mezze stagioni, durante i lunghi periodi di pioggia tipici dell'autunno, in particolare ottobre, o all'inizio della primavera (anche se 3 anni non costituiscono ancora una statistica significativa....).
Rispetto alla Liguria, qui quando si verificano questi eventi piovosi, spesso le precipitazioni durano per giorni interi senza interruzione, rendendo il clima più statico e meno soggetto a rapide variazioni. Non scordiamoci poi che dovremmo analizzare il microclima a livello del suolo, ma qui la questione si farebbe ancora più complessa e richiederebbe una conoscenza tecnica che non possiedo.
In conclusione al momento sperimento e verifico l'adattabilità e la sopravvivenza delle singole specie che sulla carta o in aree similari alla mia dovrebbero essere maggiormente resistenti.
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Inviato: Gio 12 Feb 2026, 0:18 Oggetto:
Pino15 Gio 12 Feb 2026, 0:18
Un aggiornamento, quasi al termine della stagione fredda, o almeno speriamo.
Questo terzo inverno è stato l'inverno più freddo da quando ho impiantato l'aiuola, con due periodi particolarmente rigidi e minime che hanno raggiunto i -6,5°. Fortunatamente i periodi più rigidi non sono coincisi con il periodio più umido che persiste, nella mia zona, ormai dalla seconda metà di gennaio, con leggere piogge intermittenti ma anche con scrosci abbondanti.
Comunque tutto sommato non è andata male: ho avuto qualche perdita tra le specie inserite nel 2025 (Echinocerus viridiflorus congelato, Sclerocactus uncinatus mathssonii e Mammillaria polythele inermis collassati) , comunque soggetti giovani e specie che volevo sperimentare, al limite della mia fascia climatica.
Sicuramente mi stanno dando grandi soddisfazioni i Tephrocactus che al momento sono tutti sopravvissuti, anche un paio che sembravano avere i primi articoli decisamente congelati, ma che al disgelo, pur con qualche segno di sofferenza si sono come dire ricomposti e ripresi...
Ancora una volta mi sento di confermare che l'umidità sia il pericolo maggiore e le ultime settimane piovose mi preoccupano non poco... staremo a vedere e attendiamo marzo per un bilancio definitivo.
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Inviato: Gio 12 Feb 2026, 9:31 Oggetto:
Andreroe Gio 12 Feb 2026, 9:31
lo Sclerocactus uncinatus, anche se ora rientra appunto nel genere Sclerocactus, non è affatto una pianta da lasciare all'aperto in inverno.
Sopporta bene le temperature invernali, ma non tollera affatto l'umidità.
Bene, sono molto contento che tutto proceda. Anche se in effetti sta piovendo davvero molto, il freddo vero sembra ormai passato. Le temperature scenderanno di nuovo ma non sembra che ci sia nulla di così marcato da doversi preoccupare in tal senso.
Sicuramente un inverno più freddo degli ultimi, seppur anche solo una decina di anni fa sarebbe stato nella media e sarebbe passato inosservato. Decisamente più umido e piovoso invece rispetto alla media storica.
E. viridiflorus congelato? È una pianta che patisce l'umidità è detesta il caldo ma non mi ha mai dato problemi con temperature anche inferiori.
Sullo Sclerocactus uncinatus (preferivo Glandulicactus) bisogna fare attenzione. Ha un areale molto esteso, e i mathssonii arrivano dall'estremo sud di questo che se non vado errando è quasi Messico centrale quindi in habitat non sanno neanche cosa sia il freddo. Nonostante questo un piccolo mathssonii è sopravvissuto ad un inverno salvo riempirsi di ruggine e morire lo scorso autunno.
Però allo stesso tempo le popolazioni settentrionali si spingono fino al Texas e addirittura New Mexico, quindi dovrebbero essere nettamente più resistenti (ho piante degli stessi ambienti in aiuola da anni) il problema è che sono molto più difficili da trovare in vendita e probabilmente bisogna seminarsele in proprio.
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Inviato: Gio 12 Feb 2026, 18:34 Oggetto:
Pino15 Gio 12 Feb 2026, 18:34
Si, ne prendo atto ahimè. Avete entrambi ragione. Seguendo lo spunto di Roberto e Andrea ho verificato al volo su LLIFLE e si conferma la provenienza di Sclerocactus uncinatus subs. crassihamatus var. mathssonii (descrizione coincidente con la mia cartellinatura) da "Southern part of the areal, Guanajuato, Mexico" con resistenza a -7/-12°, ma in totale assenza di umidità.
Tra l'altro mi viene il sospetto che anche E. viridiflorus sia stato colpito dall'umidità e quindi successivamente dal gelo. Posso riprovare.
Ora mi rimane il dubbio se apportare qualche cambiamento al substrato dell'aiuola, ove possibile, ad esempio quando sostituisco gli esemplari che ho perso o nelle prossime estensioni (mannaggia a me, avevo detto basta, ma ogni anno ne aggiungo un pezzettino). Non vorrei trarre conclusioni affrettate, ma comunque ormai ho più di un'evidenza e quindi un dato di fatto che la zona di Roberto sia soggetta a temperature più rigide e con umidità e precipitazioni simili alle mie se non maggiori. La differenza nel substrato, molto meno minerale nel mio caso, mi sembra effettivamente la ragione più probabile per i marciumi molto più diffusi da me (escludendo ovviamente lo Sclerocactus che non aveva possibilità a prescindere...). Per contro fino ad ora non ho mai avuto una perdita per siccità nel periodo estivo, considerato che non ho mai irrigato l'aiuola da quando l'ho impiantata (per necessità, ma anche così per un mia fissa). Quindi un tentativo con una composizione un po' più minerale potrei anche farla. D'altronde più volte si ripete nel forum, ma correggetemi se sbaglio a generalizzare, che è difficile far morire di sete la maggior parte delle cactaceae, al più andranno in sofferenza o rallenteranno la crescita. Ci rifletto.
Eh una volta iniziato non ci si ferma più due o tre anni e anche io mi dovrò inventare qualcos'altro e sto già pensando a come fare
Sicuramente qui c'è qualche grado in meno, ma a livello di precipitazioni l'inverno è più piovoso da te. Riferendosi alle medie e non a un anno in particolare.
Considerando questo io non so quanto dei tuoi problemi sia da attribuire al substrato e quanto alle differenze climatiche.
Non so se ti può consolare ma io ho pensato spesso di avere esagerato in senso opposto e sono giunto a riflettere sul fatto che probabilmente il vero vantaggio del mio sistema è lo spessore del substrato più che l'estremo drenaggio dello strato più superficiale.
Poi c'è sempre da considerare che uno cerca una soluzione univoca ma i fabbisogni delle singole specie sono diversi....e mille altri fattori di cui abbiamo già ampiamente parlato più volte....c'è molto su cui riflettere e molte le soluzioni possibili ognuna con pro e contro.
Registrato: 18/02/24 22:10 Messaggi: 63 Residenza: Provincia di Lecco
Inviato: Ven 13 Feb 2026, 0:13 Oggetto:
Pino15 Ven 13 Feb 2026, 0:13
Hai ragione, non esiste una soluzione universale: ogni specie ha esigenze e adattamenti specifici. Rifletterò sicuramente sullo spessore del substrato, cercando di trovare un maggiore equilibrio e puntando sulle specie che più si dimostrano adattabili. Sul clima, purtroppo o forse per fortuna, non possiamo intervenire direttamente
D'altronde non stiamo parlando di una scienza esatta ed in fondo, il bello e ciò che apprezzo di questa recente passione è anche sperimentare e imparare dagli errori e dai successi propri e altrui, cercando possibilmente di migliorare ad ogni stagione...
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